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Le Nuraghe contemporanee

Premessa

Sintesi della esposizione di arte  digitale, denominata Nuraghe Contemporanee  e allestita presso il F.R.A.C. Fondo Regionale Arte Contemporanea di Baronissi (SA). In mostra all’incirca una trentina di opere di grande e medio formato appartenenti all’omonimo ciclo di cui e stato dato vita a partire dal 2004. Il  ciclo è articolato attraverso diverse composizioni di un’iconografia urbana quella dei cosiddetti cimiteri delle auto, che ridotte a carcasse finiscono accatastate in senso piramidale. Per diverse ragioni il pensiero creativo è rivolto verso l’enigma funzionale delle Nuraghe Megalitiche che consideriamo i primi monumenti metafisici. Inoltre la concreta possibilità di definire Le Nuraghe luoghi di sepoltura contribuisce fortemente a creare un’atmosfera inserita in una dimensione artistica tipicamente metafisica. Una simile atmosfera si diffonde anche nelle autodemolizioni o per meglio definirle con un termine metafisico “il cimitero delle auto”. Nella scena il vero protagonista è la solitudine che serpeggia tra le carcasse di vecchie auto demolite che fino a qualche anno fa popolavano le città. La poca luce viene scandita da qualche spazio che involontariamente si è creato nell’unire le auto demolite.Gli abitacoli delle auto custodiscono con una tombale gelosia una infinità di ricordi;  amori, confessioni, sesso, tradimenti,violenze,…….

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Tecnica operativa di arte digitale

 Nella realizzazione pratica il percorso operativo ha sviluppato un doppio risultato finale: pannelli digitali ovvero fotocomposti e tecnica mista. Per il pannello la realizzazione è completamente digitale.Nella tecnica mista la struttura iniziale è costituita da una impostazione fotografica in bianco-nero su un supporto telato. Successivamente subentra l’intervento cromatico, con i colori a olio, che programmato precedentemente deve penetrare con violenza calibrata la materia.Il filo conduttore che unifica le due realizzazioni è l’essenza metafisica dei contenuti che gradualmente deve suscitare un’inquietudine, una sottile e gelida angoscia e deve regnare un unico protagonista indiscusso:la solitudine.

arte digitale

 Riscontro

Complessivamente si evidenzia una concreta corrispondenza della effettiva realizzazione dell’evento con la precedente programmazione. L’obiettivo principale di sviluppare, nell’ osservatore, la funzione percettiva del messaggio espressivo,attivando successivamente  le capacità di critica e di riflessione è stato pienamente raggiunto.L’elemento costante che ha contribuito a rafforzare la coerenza espressiva è stato l’equilibrio compositivo che risulta essere presente in ogni opera esposta. Consequenzialmente i lavori esposti non risultano fine a se stessi ma tutti insieme si ramificano creando, attraverso un comune collante un processo estetico-espressivo di arte contemporanea.

Analisi critica-artistica

 Il profilo critico,inserito nel catalogo è stato curato dalla prof.ssa Ada Patrizia Fiorillo, titolare della cattedra di Storia dell’Arte Contemporane Università degli studi di Ferrara. La direzione Artistica del centro F.R.A.C. di Baronissi (SA) è diretta dal prof. Massimo Bignardi titolare della cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia e la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Siena.

Nuraghe Contemporanee

Paesaggi della mente

Ada Patrizia Fiorillo

Da un paio di anni Pasquale Petrucci lavora ad un ciclo, cui ha dato il titolo di “Nuraghe contemporanee”, per il quale, quasi ossessivamente, fa ricorso all’ immagine di un’iconografia urbana, quella dei cosiddetti cimiteri delle auto, che, ridotte a carcasse, finiscono, accatastate, con l’occupare spazi periferici della città, pur sempre appartenenti alla geografia dello sguardo. Sono composizioni che direi formulate alla luce di una dislocazione temporale: immagini, in sostanza, che l’artista ha memorizzato, restituendole con la presa di una fissità fotografica, secondo la prospettiva di una rigida composizione, col pensiero rivolto, evidentemente, a quelle case-fortezza di antichissima origine, costruite con mattoni troncoconici di pietra.

laboratorio creativo di arte contemporanea con articoli-mostre-anche di fotografie-moderne-contemporanee

Nuraghe contemporanee, per l’appunto, sul cui taglio di immobilità interviene la fascinazione del lessico e degli impaginati propri alla corrente della metafisica che l’artista richiama sovente in svariate testimonianze, come dettato-guida del proprio percorso creativo. Salvo poi a dover rilevare che le sue composizioni sono il frutto di studiate manipolazioni digitali. In sostanza, a precisare quanto sostenevo innanzi, l’artista lavora sul filo di un tempo duplice che lo spinge all’ indietro, a riconsiderare il messaggio dechirichiano, fino ad assumerlo come motivo conduttore di questi dipinti, ed al tempo stesso in avanti, giungendo a tali narrazioni attraverso le più recenti pratiche di elaborazione “virtuale”. Nulla di strano del resto, dal momento che si tratta per una parte del contenuto e per l’altro della forma. Io sarei tentata pertanto, con l’occhio della distanza, vale a dire del non coinvolgimento diretto, a rileggere l’esperienza creativa di Petrucci fuori dall’inquadramento in una poetica i cui richiami appaiono labili ed anche un po’ rischiosi, come a dire occlusivi, per l’attualità della sua ricerca. Collocando cioè la “pittura metafisica” per l’artista a livello di suggestione, giacché l’incanto di quella stagione, delle motivazioni che l’avevano generata nella stessa resa dei mezzi espressivi con i quali cercava di penetrare il mistero del reale, appaiono oggi di certo irripetibili, direi che va scorta, al contrario, nei suoi dipinti un’originale capacità di rapportarsi al quotidiano, di coglierne attraverso un’immagine prescelta, l’inquietudine, il disagio, le tensioni che accompagnano non solo la propria, ma una moltitudine di esistenze. In qualche modo Petrucci rivolge la propria attenzione ad un “paesaggio” che il XX secolo ci ha restituito come immagine tecnologica ed urbana, concentrandosi su un frammento di esso, nel quadro di una più generale indeterminatezza che vuole ormai, fino ai nostri giorni, completamente disgregata la possibilità di disegnare del reale un’immagine unitaria o quanto meno coerente allo sviluppo della storia umana. Forse è proprio rispetto a questo stato di coscienza, radicalizzata nella percezione soggettiva dello scenario nel quale siamo immersi, a doversi leggere l’inclinazione dell’artista alla ripetizione del soggetto iconico assunto, quasi una forma di coazione, favorita dall’ uso stesso del mezzo espressivo. Si è detto infatti che Petrucci ha scelto il linguaggio della “medialità” come tecnica prevalente di queste creazioni che assurgono al valore di pittura,sia che si tratti di quelle tecniche miste, ottenute dall’amalgama di fotografia e colori ad olio, sia di quelle che lui chiama “fotocomposizioni” risultanti dall’applicazione della sola pratica digitale.

laboratorio creativo di arte contemporanea con articoli-mostre- realizzate anche con l'arte digitale

Una scelta quest’ultima non casuale, da leggersi come valore aggiunto alla necessità di comunicare. Rimangono infatti centrali ed anche più icastiche in questo percorso opere quali Composizione NV 033, Elemento modulare viola, Equilibrio rosso, Clessidra, Fuego tutte del 2005, dove appunto l’artista gioca sull’interferenza della modulazione cromatica come elemento fondante della composizione che accoglie e distribuisce secondo svariate prospettive formali il medesimo soggetto (le auto demolite) seguendo ora la svettanza di precari equilibri verticali, ora la perpendicolarità di una linea orizzontale, fino all’accumulo (l’attrazione ascetica della montagna) o alla saturazione della pagina come in Fuego.

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Un’opera quest’ultima tra le più intriganti del ciclo, dove il soggetto si fa segno-scrittura, simbolo, assunto oltre il valore decorativo, quale tramite al disegno di uno scenario impenetrabile. Si tratta di paesaggi della mente, sui quali, ad acuire la percezione dell’artefatto, interviene la luce fredda del monitor, uniformante pur nella variazione delle stesure cromatiche. Campiture nette di rossi e neri, di verdi e blu, di grigi e blu, di gialli e rossi, artatamente studiati nel dosaggio di tinte e di toni. Soni i medesimi colori che, animati,ricompaiono nelle tecniche miste dove Petrucci si avvale dei pennelli, per riempire con la corposità dell’olio, vuoti ed interstizi creatisi nella registrazione fotografica del soggetto.Concettualmente la fuga da un possibile horror vacui si lega ad una variazione tecnica che ripropone per questi “paesaggi” l’esercizio della pittura dal quale l’artista è partito e che non ha mai tralasciato, al punto da recuperarlo, con maggiore evidenza, nelle ultime opere anch’esse inserite in questa serie. Esperienze nate dall’interazione tra linguaggi, forse tramite di nuovi sviluppi. Va da sé pertanto che questa pittura di geometrie solide e vivacemente colorate, di corpi vuoti e di armonie alluse (la ricorrente tromba), rompe il silenzio dal quale erano partite le inquietanti “nuraghe”.

prof.ssa Ada Patrizia Fiorillo

 

 

 

 

 

 

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